Le antiche balene a quattro zampe

th-6

I cetacei rappresentati da balene, delfini, capodogli, orche e simili sono fra gli esempi più straordinari delle metamorfosi che provoca l’evoluzione: in 10 milioni di anni creature terrestri erbivore si sono trasformate in mammiferi carnivori a forma di pesci (lunghi anche 20 metri), come la balenottera comune. Le balene avevano denti per ghermire le prede e prima ancora erano mammiferi semi acquatici: buoni nuotatori in grado di effettuare lunghe traversate, ma anche di continuare a camminare sulla terraferma.

Uno degli anelli di congiunzione del processo evolutivo dei cetacei è stato trovato in Egitto nella depressione di Fayum. Si tratta dei resti fossili di un animale anfibio a 4 zampe che doveva essere lungo 3 metri e pesante 600 chili, la cui descrizione è apparsa su Proceedings the Royal Society B.

Non è la prima volta che viene trovato un antenato dei moderni cetacei e di solito erano Pakistan e India a restituirne i resti. Ma ora questo esemplare vissuto 43 milioni di anni fa dimostra che la specializzazione nella predazione si era già affermata in una forma semi acquatica ben prima che la struttura affusolata venisse acquisita. Spiegano gli autori dello studio dell’Università egiziana di Mansoura, diretti dal paleontologo Abdullah Gohar:

“Le caratteristiche uniche del cranio e della mandibola del Phiomicetus rendono l’idea delle capacità meccaniche della bocca, a dimostrazione di un marcato stile predatorio”.

Il Phiomicetus aveva ancora quattro zampe diritte ma palmate, la forma del tronco che ricorda quella di un ippopotamo “dimagrito” e una testa da coccodrillo. Nel trovargli un nome, i ricercatori hanno anche considerato che il muso allungato potesse assomigliare a quello del dio sciacallo degli egizi Anubis e da qui il nome di Phiomicetus anubis. Le sue abitudini strettamente carnivore dimostrano che gli antenati dei moderni cetacei iniziarono ad adattarsi al mare principalmente per trovare prede che sulla terraferma potevano scarseggiare.

Per gli ippopotami fu invece più determinante la possibilità di sfuggire in acqua ai predatori terrestri, aggiungendo piante dei fondali alla dieta erbivora e continuando comunque a pascolare di notte all’asciutto. Anche questo nuovo “cetaceo di mezzo” trascorreva ancora del tempo a terra camminando. Poi il processo evolutivo dei cetacei andò avanti con la riduzione delle zampe posteriori a piccole ossa vestigiali contenute nei muscoli del corpo affusolato e non più collegate alla spina dorsale, lo sviluppo di una grande coda con pinna caudale orizzontale, la trasformazione delle zampe anteriori in pinne pettorali e lo spostamento delle narici dal muso alla volta cranica a formare lo sfiatatoio.

 

a cura di Luisa Ramaglia

 

Lascia un commento

Powered by ODDERS Communication Agency